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San Biagio Viveva a Sebaste, in Armenia, al tempo dell’Imperatore Licinio, un uomo piissimo di nome Biagio, la cui fama di santità era così diffusa, da farlo diventare Vescovo della sua città per acclamazione popolare. Correva l’anno del Signore 316, il culto cristiano era già stato riconosciuto dall’Imperatore Costantino, qualche anno prima, nel suo famoso editto. Ma nella lontana Armenia, sopravvivevano ancora, contro i cristiani, focolai di persecutori, Biagio per sfuggire ad essi, visse un lungo periodo in solitudine in una spelonca. Poi, scovato dai pagani, testimoniò la sua fede in Cristo col martirio. Venne scorticato con quei pettini di ferro che venivano usati per cardare la lana. Fu in seguito a codesto avvenimento che Biagio, vescovo e martire, divenne il protettore dei cardatori. Mentre veniva condotto al martirio, gli si inginocchiò dinanzi una madre, disperata, col suo piccolo tra le braccia, il bambino aveva in gola una lisca e stava per morire soffocato. Biagio lo salvò, divenendo così il Santo protettore della gola. Nel calendario cristiano, San Biagio viene festeggiato nel mese di Febbraio, periodo propizio per la semina, e per ciò il santo e ritenuto patrono delle attività agricole. Era usanza il 3 Febbraio, far benedire un piccolo mucchio di sementi, da mescolare poi a quelli per la semina, affinchè si potesse sperare, con l’aiuto del santo, in un abbondante raccolto. Nell’anno del Signore 1542, sulla città di Salemi si abbattè una grande sventura. In quel tempo la città era ricca e operosa, la campagna rigogliosa dava buoni frutti, le messi erano piene e bionde, i commerci prosperavano e i fanciulli crescevano sani e forti. La gente, timorata da Dio, non perdeva occasione per lodarlo e ringraziarlo. Ma un giorno la città e le campagne circostanti furono invase dalle cavallette. Si racconta che al passare di un solo sciame di esse, il cielo si oscurasse, tante erano quelle orrende bestiacce! E, passando, distruggevano tutto ciò che era sul loro cammino. Attaccavano i raccolti, falciavano le messi. Carestia e fame si abbatterono sulla città di Salemi. Così il popolo, stremato, rivolse le sue preghiere a San Biagio, recandosi in pellegrinaggio nel quartiere del Rabbato, nella chiesa a Lui intitolata, per chiedere la grazia di debellare le cavallette, recando offerte al Santo. E fu per intercessione di San Biagio che Salemi venne liberata da tale flagello e tornò a prosperare. Da allora il popolo promise di ringraziare il Santo ad ogni ricorrenza, riproducendo le cavallette negli artistici pani, finemente lavorati, chiamati “Cavadduzzi”, e la gola nei “Cuddureddi”, grazie alla maestria delle donne del quartiere. Fu in seguito a questa grazia ricevuta dalla città che San Biagio divenne compatrono con San Nicola della città di Salemi.
Simbologia dei pani <<Cavadduzzi>> Si narra che nel mese di Maggio del 1542, la città di Salemi e le campagne circostanti furono invase dalle cavallette che stavano compromettendo tutto il raccolto di grano, allora i salemitani si rivolsero a San Biagio che scacciò queste orrende bestiacce. Da allora i salemitani in ricordo del miracolo il 3 Febbraio di ogni anno (giorno dedicato al Santo) rievocano la liberazione delle cavallette con la creazione di questi artistici pani. <<Cuddureddi>> Oltre ai “Cavadduzzi” il 3 Febbraio i salemitani in onore di San Biagio, protettore della gola, realizzano anche i “Cuddureddi”, piccoli pani a forma di cerchio che rappresentano la gola.