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Polo Museale di Salemi Dentro il Collegio dei gesuiti è allestito il Museo Civico di Salemi, in cui sono raccolte diverse opere d'arte religiose delle chiese distrutte dal sisma del 1968. In particolare, spicca la Madonna della Candelora. Oltre l'ultima stanza del museo civico si accede ad una cappella del XVIII secolo che riproduce, in modo fedele, la Casa Santa di Loreto "Casa della Madonna". Inoltre, sempre dentro il Collegio dei Gesuiti, trovano posto anche il Museo del Risorgimento e il Museo della Mafia. 
Museo del Risorgimento Costituito nel 1960, in occasione del centenario dell’arrivo di Giuseppe Garibaldi a Salemi, nella ricorrenza del 150° dell’Unità d’Italia – Salemi capitale – il Museo del Risorgimento riapre, all’interno dei prestigiosi locali dell’ex collegio dei Gesuiti, con nuovi allestimenti riproponendo le vicende che a partire dalla rivoluzione del 1848 hanno portato alla nascita di uno Stato unitario nella forma di Monarchia costituzionale guidata da Vittorio Emanuele II. Il Museo del Risorgimento dunque viene ora diviso in due sezioni, il 1848 e il 1860 all’interno delle quali sono esposti in maniera organica le fonti documentarie tratte dall’Archivio Storico Comunale di Salemi, che evidenziano il ruolo fondamentale avuto dalla città di Salemi e dai suoi concittadini che hanno partecipato con ruoli e funzioni diverse al percorso risorgimentale e all’ingresso il 14 maggio 1860 di Giuseppe Garibaldi e dei suoi “picciotti” in città, dove non a caso, viene proclamata la Dittatura in nome di Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Il Museo è arricchito da una collezione di sciabole, fucili, baionette, trizzalore del periodo  e da tele raffiguranti alcuni dei “picciotti” salemitani che si unirono a Garibaldi accompagnandolo nella sua impresa. Presenti anche alcune tele di “decurioni” che con deliberazione del Consiglio civico del 14 maggio 1860, nell’aderire alla causa nazionale, con l’unanimità di voti manifestarono al Generale Giuseppe Garibaldi riconoscenza per avere spontaneamente assunto …la difesa della Sicilia, e di pregarlo a volere prendere la Dittatura del paese per assicurarne l’ordine e la libertà, cacciando i satelliti del dispotismo Borbonico.
Museo di Arte Sacra Il 14 dicembre 1982 una convenzione di durata quarantennale tra la Curia vescovile di Mazara del Vallo e il Comune di Salemi stabiliva che le opere d’arte provenienti dalle Chiese del territorio salemitano crollate o seriamente danneggiate dal terremoto che colpì la valle del Belice nel 1968 venivano concesse in comodato e deposito al Comune di Salemi che si impegnava ad esporle nel costituendo Museo di Arte sacra. Dunque dipinti, scultore in marmo, in legno ed altri arredi sacri faticosamente recuperati dalle Chiese del Carmine, di Santo Stefano, di San Tommaso, dalla Chiesa Madre, etc. e in alcuni casi pazientemente restaurati continuavano ad essere fruiti attraverso la loro esposizione in un Museo comunale, denominato poi di Arte Sacra, inaugurato, dopo una serie di lavori di adeguamento e sistemazione dei locali, il 25 maggio 1986. Il Museo di Arte sacra è oggi ospitato in quattro sale, al piano terra dell’ex Collegio dei Gesuiti, fondato nel 1628 ed edificato a partire dal 1652. La raccolta museale è costituita da opere che abbracciano un vasto arco cronologico che va dall’arte classica a quella moderna, dalle sculture rinascimentali ai dipinti manieristici e barocchi. Nel 2007 il Museo è stato ammodernato nella sua struttura interna e riorganizzato scientificamente con l’esposizione di ulteriori opere di notevole pregio artistico.
Museo della Mafia L’idea di aprire un museo della mafia, nel cuore della terra che nell’immaginario collettivo mondiale convive con l’idea stessa di mafia, l’ha avuta Sgarbi quando fu eletto Sindaco di Salemi. Oggi il Museo della Mafia rappresenta un’opportunità pressoché unica per conoscere, interpretare e approfondire il fenomeno mafioso. Il Museo, inaugurato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’11 maggio 2010 in occasione dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia, non censura, non esalta, non celebra: racconta, documentando il Male. Così è nato l’inquietante, coinvolgente e fascinoso percorso dedicato al fenomeno mafioso, alla sua storia e al mito alimentato nel corso di un secolo e mezzo da centinaia di opere letterarie, cinematografiche, televisive. Il “Museo della Mafia” occupa undici sale del primo piano dell’ex Collegio dei Gesuiti, situato in via D’Aguirre, nel pieno centro storico della Città di Salemi. Oliviero Toscani ne ha studiato il logo: una macchia di sangue a forma di Sicilia. Il percorso museale inizia con dieci cabine costruite sul modello di quelle elettorali. Dentro ognuna di esse viene trattato un tema della triste storia di Cosa Nostra: dalle stragi al rapporto con la religione, dalle intimidazioni alla gestione dell’energia e dell’acqua. E poi ancora il carcere, il ruolo della famiglia, la politica, l’informazione, la sanità. Poi si passerà alla sala “Palermo felicissima”, dentro cui l’artista Cesare Inzerillo ha riprodotto un vero e proprio abuso edilizio, che culmina nella mummia di un morto ammazzato dalla mafia incastonato in un pilone di cemento. Ai lati del tunnel, da una parte le fotografie della Palermo devastata dall’edilizia selvaggia, dall’altro le immagini di quando poteva dirsi una delle città più belle del mondo. Continuando si troverà una sala allestita interamente con sculture di Inzerillo: altre mummie, cadaveri legati a Cosa Nostra che sembrano ancora aggrappati a una vita presunta. Nelle sale successive un labirinto conduce alla storia cronologica di Cosa Nostra, attraverso la riproduzione di centinaia di fotografie e prime pagine di quotidiani riportanti i più significativi eventi di mafia degli ultimi 150 anni. Poi la sala delle pale eoliche: un manto erboso anziché un pavimento, che sembrerà continuare naturalmente attraverso le proiezioni che abbracceranno tutte le pareti, con i paesaggi devastati dall’eolico, impresa nella quale la mafia si è riciclata e continua indisturbata e silente i suoi affari. Le tre sale dedicate alle mostre temporanee hanno ospitato un’esposizione di Patrick Ysebaert, pittore fiammingo che ha riprodotto in 80 opere le più celebri vittime della Mafia, ritraendole in momenti della Sicilia di oggi che continua a vivere; e ancora la mostra di Gaspare Mutolo, tra i più importanti pentiti della storia di Cosa Nostra, che attraverso dieci opere racconta la Sicilia vista da mafioso prima, da carcerato poi e infine da uomo libero, infine una mostra fotografica su Leonardo Sciascia, a cui è dedicato il Museo. Attualmente le tre sale ospitano la discussa e provocatoria mostra “Equivoci” di Giuseppe Veneziano. Al termine del percorso, una sala del Museo dedicata alle proiezioni che presenta documentari e interviste dei protagonisti della storia di Cosa Nostra.
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